Fondazione Caldesi
La Fondazione “Scuola di Pratica Agricola Furio Camillo Caldesi”, dal 1910, si propone lo sviluppo dell'istruzione e della cultura in ambito agricolo attraverso corsi, convegni, manifestazioni e curricoli scolastici.
L'Istituto Agrario
Sulla proprietà della Fondazione Caldesi, rappresentata da fabbricati scolastici e da un podere di circa 13 ettari, dal 1962, opera l’Istituto Professionale Statale ai Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale.
Villa Orestina
In una villa, denominata Villa Orestina, adibita a centro didattico, la fondazione Caldesi organizza corsi, manifestazioni, mostre finalizzati al miglioramento della cultura professionale nel settore agro-ambientale.

SCUOLA DI PRATICA AGRICOLA

“Furio Camillo Caldesi”

La famiglia Caldesi e la creazione della scuola 
 
E' probabile che la famiglia Caldesi fosse proprietaria delle terre, su cui nascerà poi la scuola di agraria, già dal 1700.

Un riferimento a Vincenzo Caldesi e a sue proprietà in contrada «Errano» è infatti  testimoniata da un «censimento» di orti, giardini e parchi nel territorio della città del borgo e del suburbio di Faenza, promosso dalla Repubblica Cisalpina nel 1802. Un atto notarile del 16.12.1809 attesta la divisione dei beni di detto Vincenzo Caldesi tra i tre figli: un appezzamento in località Errano  passa al figlio Domenico, dal quale, nel 1821 nascerà Lodovico, l’illustre botanico.

La presenza della Villa di Persolino e documentabile con certezza dal 1835 quando vennero pubblicati i dati del “Vecchio catasto” o “catasto napoleonico”.
Dai registri della “Legazione di Ravenna - Comune di Faenza - Territorio di Errano”, conservati presso l'Archivio di Stato di Ravenna, risulta che “Caldesi Domenico quondam (fu) Vincenzo” possiede in contrada Errano, su un terreno “denominato Persolino”, “una casa colonica”, “un casino di villeggiatura” ed “un oratorio privato”, oltre ovviamente, a vari appezzamenti agricoli destinati a “seminativi” o “seminativi vitati”.

Nel suddetto documento il giardino antistante è definito “prato naturale colonico”: forse non era un giardino ricco di vegetazione particolare o un “giardino all'italiana” corrispondente ai canoni della tradizione, tuttavia manteneva la struttura originaria e non era comunque sfruttato come terreno agricolo. Se si esclude l'attuale ala spiovente a destra di recente costruzione, la villa presentava più o meno la struttura che noi possiamo oggi vedere, come si evince dalle mappe del Vecchio Catasto conservate all'”Archivio di Stato di Ravenna”, in cui sia il perimetro della villa, che quello del giardino e dei viali d'accesso risultano corrispondenti alle linee e dimensioni moderne.
 

II patrimonio di famiglia, villa compresa, passo poi a Lodovico Caldesi (1821-1884), coraggioso patriota, impegnato uomo politico, ma soprattutto emerito botanico.

 

Appartenente ad una facoltosa famiglia faentina e avviato a studi scientifici, maturò ben presto idee politiche progressiste e insofferenti del clima della Restaurazione. La partecipazione a moti liberali gli costo l'esilio, dapprima a Firenze, poi in Francia, da dove potè rientrare solo in seguito all'amnistia concessa da papa Pio IX.

Partecipò attivamente alla rivoluzione del 1848-49: dapprima come volontario collaboro allo scoppio della rivoluzione a Modena, poi come capitano dei cacciatori guido un battaglione faentino che contribuì alla capitolazione di Vicenza.
Rinuncio alla nomina a membro della Magistratura faentina e si dedico temporaneamente allo studio della botanica, ma la passione politica lo indusse nuovamente ad essere protagonista attivo delle esperienze democratiche del 1849: fu deputato della provincia di Ravenna alla Costituente e soprattutto partecipo con un ruolo importante alle vicende brevi, ma gloriose, della Repubblica Romana nel 1849.

L'esito infausto dell'esperienza democratica lo indus­se nuovamente a rifugiarsi negli studi di botanica e nella raccolta di preziose collezioni di esemplari vegetali ricercati durante i numerosi viaggi non solo nelle regioni limitrofe, ma anche in territorio alpino e tunisino. Riconoscendo i suoi alti meriti scientifici, Farini gli offri la cattedra di botanica all'Università di Bologna, ma Caldesi la rifiuto sia per il suo carattere modesto e schivo, sia perchè l'impegno politico, ancora una volta lo chiamava: dopo essere stato già nel 1859 deputato all'Assemblea delle Romagne a Bologna, veniva ora chiamato nel 1865 ad essere deputato democratico e repubblicano per la circoscrizione di Faenza nel Parlamento del Regno d'Italia, incarico che abbandono poco dopo per correre alle armi e combattere con i garibaldini durante la III^ guerra d'indipendenza nel 1866.
 
           
 
 
Dopo il matrimonio con la marchesa Diotallevi avvenuto nel 1870, e dopo la nascita del figlio, tornò ad immergersi nello studio concentrando l'attenzione sulla flora delle valli faentine (Val di Lamone, Val di Marzeno, Val di Senio). Da tale lavoro nacquero erbari e opere varie, una delle quali, intitolata “Florae Faventinae Tentamen” uscì  a dispense tra il 1879 - 1880 nel “Nuovo giornale botanico italiano”.

Ma quella vita tanto intensa e dinamica, continuamente assorbita da due grandi passioni: la politica e la botanica fu improvvisamente sconvolta dal dramma della morte del figlio decenne, Furio Camillo, avvenuta il 21 marzo 1881.
In seguito a questo drammatico evento Lodovico Caldesi stabilì, con testamento olografo datato 1882, che tutti i suoi beni, che avrebbero dovuto essere ereditati dall'amato figlio, fossero destinati “...all’apertura di un laico collegio convitto agrario” a Faenza intitolato alla memoria di Furio Camillo Caldesi.

La villa di Persolino sarebbe stata la sede del Collegio.
L'erbario fu lasciato all'orto botanico di Bologna e la sua biblioteca alla Biblioteca Comunale di Faenza.
Appena due anni dopo la stesura del testamento, nel 1884, lo stesso Lodovico perdeva la vita tragicamente rimanendo vittima di un incidente stradale proprio durante un’uscita dalla villa di Persolino, dove ormai passava la maggior parte del suo tempo.
Gia dal 1885 venne riconosciuto con D.R. MDCXIV la fondazione dell'Ente Morale denominato “Collegio Convitto Agrario Furio Camillo Caldesi” ma, essendo rimasta usufruttuaria dei beni la vedova, marchesa Diotallevi, l'attuazione delle volontà testamentarie si realizzò pienamente soltanto nel 1909 alla morte di quest’ultima.
Alla donazione Caldesi si aggiunsero il lascito della vedo­va Diotallevi e i lasciti Guidi (1901) e Salvi (1908).
Grazie a tale patrimonio il 12 maggio 1912 si inaugurò nella sede della villa Caldesi a Persolino la “Scuola di pratica agricola Furio Camillo Caldesi”.

La villa, opportunamente riadattata, sarebbe stata la sede della scuola e il podere circostante sarebbe stato destinato alle esercitazioni pratiche: era stata modificata l’idea di Collegio-Convitto voluta da Lodovico Caldesi, ma non era stato tradito lo spirito dell'iniziativa.
 
 
 
 

           

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